Come rompere le cattive abitudini

Scritto da: DOTT.SSA ANNALISA BARBIER

 

Se stai cercando di smettere di fumare o di morderti le unghie, o addirittura di smettere di reagire con rabbia in alcune circostanze, saprai benissimo che le techice distrattive non funzionano; esse infatti, funzionano quando si tratta di resistere ad una tentazione passeggera ma non quando si deve spezzare una reiterata abitudine.

Occorre sapere che, ciò che ci fa portare avanti un comportamento ripetuto ed ormai  automatico (abitudine) è quella che in termini tecnici viene definita "ricompensa"; la gratificazione che deriva dal comportamento in questione (che sia il piacere dell'effetto rilassante della sigaretta, o la piacevole sensazione di liberazione che segue uno sfogo di rabbia) è infatti l'elemento che ci porta a ripetere il comportamento nel tentativo di ottenere nuovamente questa piacevole sensazione.

Il problema è che gli effetti secondari legati a certe cattive abitudini possono essere piuttosto gravi: sorvolando su quelli ormai noti e condivisi del fumo di sigaretta, riflettiamo anche su quanto possa essere nocivo reagire con rabbia durante una discussione...

In queste circostanze, distrarsi dall'impulso di agire il comportamento in oggetto (di fumare, di alzare la voce e offendere) non è sufficiente!

Quello che bisogna fare invece è interrompere il comportamento che vogliamo abbandonare prima che esso inizi, bloccandone la manifestazione sul nascere (in termini tecnici si dice "inibire" un dato comportamento).

Alcuni ricercatori J. Quinn et al. (2010) hanno infatti dimostrato che la strategia più efficace per abbandonare una cattiva abitudine è quella di essere sempre vigili e concentrati sul comportamento da interrompere, facendo bene attenzione ad inibirne la manifestazione.

In altre parole dire a se stessi "NON FARLO!" ogni volta che siamo per agire. Eliminando così quella "ricompensa" che è responsabile del protrarsi delle nostre abitudini (buone e cattive).

Con il tempo e la tenacia, questa strategia è in grado di inibire completamente il comportamento in questione.

La terapia Cognitivo Comportamentale è particolarmente indicata nel  trattamento di questo genere di disturbi poichè è dotata degli strumenti adatti e necessari per rendere il paziente in grado di comprendere con chiarezza i meccanismi sottostanti il comportamento da modificare, fornendogli inoltre tutti gli strumenti necessari ad operare il cambiamento, sotto la guida attenta e lo stimolo costante del terapeuta.

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Commenti: 2
  • #1

    michela milani (lunedì, 22 ottobre 2012 22:58)

    Io mi mangio le unghie da quando ho messo i denti.. una vita e ho provato con molte cose a smettere ma nulla... le ho provate tt credo help me?

  • #2

    Annalisa Barbier (martedì, 23 ottobre 2012 10:17)

    Cara Michela,
    l'onicofagia (è questo il nome tecnico della tua "cattiva abitudine"), compare da bambini solitamente attorno ai 4-5 anni, in seguito ad una situazione che il bambino vive come "traumatica" (potrebbe essere la nascita di un fratellino, o dissapori frequenti tra i genitori, o altri fatto che lo preoccupano e spaventano). Tra gli adulti è presente soprattutto nelle donne. I due principali elementi che caratterizzano questo disturbo son o: la presenza di ansia ed una manifestazione di aggressività (mordere le proprie unghie o pellicine), autodiretta (di lieve forma di autolesionismo). I trattamenti proposti sono molti e vanno dall'apposizione di sostanze dal sapore sgradevole, al convincimento-informazione tramite lezioni sull'anatomia e la fisiologia di dita e unghie, alla rocostruzione con resine che impedisce di rosicchiare l'unghia. Trattandosi di un comportamento automatico che trova nel suo stesso verificarsi la fonte di gratificazione per il proprio mantenimento, nel momento in cui l'unghia ricostruita non è più "aggredibile", il comportamento va via via scemando.
    Il mio consiglio è comunque quello di considerare comunque il fattori psicologici legati all'ansia e alla percezione di disagio, che sono sempre legati alla comparsa e al mantenimento di questi comportamenti automatici.