IL COMPLESSO DI ELETTRA: ovvero la ricerca del principe azzurro

Scritto dalla Dott.ssa Annalisa Barbier

 

Elettra – secondo la mitologia greca -  era la figlia di Agamennone e Clitennestra la quale, avendo scoperto che sua madre aveva fatto uccidere suo padre per mano dell’amante Egisto, ne vendica la morte istigando il fratello Oreste ad uccidere la stessa Clitennestra. Jung definì il “Complesso di Elettra” come la versione femminile del complesso di Edipo in cui la bambina, desiderando il possesso del padre, si mette in competizione con la madre e, opponendosi e confrontandosi con lei, pone le basi per lo sviluppo di una personalità eterosessuale.

 

Secondo la teoria psicoanalitica, questo complesso è parte del normale processo di crescita della bambina e si verifica nel periodo che va dal al 3° al 6° anno di età, e cioè durante quella che viene  definita la fase fallica dello sviluppo.

Nelle bambine, l’attrazione nei confronti del padre fa sì che la figura paterna, con le sue caratteristiche specifiche, divenga la base di riferimento e di confronto che verrà utilizzata nelle future relazioni sentimentali dalla donna adulta: spesso si afferma infatti che nel partner si cerchi una sorta di riflesso del padre. Se non viene superata positivamente e costruttivamente questa fase, subentra quella che viene definita fissazione”, in grado di indurre comportamenti e scelte disfunzionali nella vita adulta.

 

Quando la figura paterna è caratterizzata da un atteggiamento iperprotettivo nei confronti della bambina, le trasmetterà inconsapevolmente la convinzione di avere bisogno di protezione, aiuto e supporto da parte di un altro. Di non essere insomma in grado di autosufficienza ed autonomia.

 

L’attrazione non superata nei confronti del padre, sarebbe dunque responsabile dell’insoddisfazione patologica che alcune donne provano nei confronti degli uomini: queste donne infatti sviluppano l’inconscio desiderio di essere salvate e protette dal loro partner (da qui il parallelismo con la figura fiabesca del principe azzurro) accompagnato dalla sensazione di non essere amate abbastanza e dall’insoddisfatto bisogno di protezione, comprensione ed accettazione incondizionati che si aspettano.

 

La bambina dunque, diventando donna, continuerà a ricercare ossessivamente ed inconsapevolmente le caratteristiche paterne nei partner sentimentali con i quali si accompagnerà, restando inevitabilmente insoddisfatta, poiché il confronto tra questi ultimi e l’immagine idealizzata della figura  paterna  è perdente dall’inizio.

 

Da qui la ricerca del “principe azzurro”, di colui cioè che rappresenti e porti in sé tutte le caratteristiche positive che la bambina aveva attribuito al padre, aspettandosi dal partner protezione, comprensione ed accoglimento incondizionati.

Si tratta di donne che non riescono mai a trovare l’uomo giusto, poiché la fissazione al modello paterno vissuto come ideale e desiderabile, le porta a ricercare inconsapevolmente e nevroticamente, in ogni partner, la mitizzata figura paterna in grado di offrire quella protezione e quella rassicurazione che esse non riescono a donare a se stesse autonomamente, come dovrebbe accadere in un sano processo di evoluzione e crescita psicologica.

 

Queste donne sono - in buona fede - eternamente insoddisfatte e critiche nei confronti degli uomini, poiché non riescono a scindere  e distinguere le inconsce aspettative legate all’immagine paterna idealizzata, da una visione matura ed integrata delle capacità di accoglimento e dono da parte dell’altro. Ma soprattutto no riescono a sviluppare una autonoma capacità di contenimento ed amorevolezza nei confronti di sé.

 

È come se si aspettassero che il completamento emotivo, la protezione e la sicurezza che originano da un’integra e sana visione di sé, dovessero arrivare sempre dall’altro, restando inevitabilmente deluse, fino al punto di vivere il rifiuto e la frustrazione delle proprie aspettative come un fatto inevitabile e naturale.

 

Tale meccanismo di adattamento al rifiuto ed al mancato soddisfacimento delle proprie aspettative – vissuto ormai come evoluzione certa della relazione – le porterà a vivere il rifiuto da parte dell’altro come condizione naturale ed unica possibilità conosciuta di relazionarsi. Fino al punto in cui la presenza di un partner realmente capace di offrire contenimento, cura ed amore verrà inconsciamente rifiutata a causa dell’incapacità della donna di gestire le emozioni e le situazioni derivanti da una relazione sentimentale realmente coinvolgente ed intima.

 

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Commenti: 9
  • #1

    stellinabrillante (venerdì, 12 febbraio 2016)

    Cara dottoressa,
    quella che descrive credo essere io... dopo tanti amori sbagliati caratterizzata dalla dipendenza affettiva, credo di aver finalmente trovato un ragazzo capace di darmi amore, quello vero, quello sano. Ma io, dopo 7 mesi che stiamo insieme, inizio ad essere insofferente, ho anestetizzato completamente la mia parte sessuale, mi sento triste e sono sotto tono, mi arrabbio spesso inutilmente con lui che invece giustifica sempre i miei malumori e fa subito pace. Credo, come scrive Lei, che io stia cercando inconsciamente di distruggere questo rapporto e che lo rifiuti... perchè sicuramente non sono abituata a tutto questo. Mi sento tanto in colpa e non riesco a pensare di chiudere questa storia, ma certo è che devo cambiare atteggiamento. Riuscirò a sanare questa parte infantile di me e continuare questa relazione senza farlo soffrire? ( ho 36 anni). Non voglio perderlo...
    Grazie per il suo contributo

  • #2

    VERONICA (venerdì, 18 marzo 2016 10:42)

    Quindi quale sarebbe la soluzione..... i padri dovrebbero essere meno protettivi? le donne da adulte come possono liberarsi da questa fissazione?

  • #3

    Sara (lunedì, 22 agosto 2016 01:36)

    Ho 17 anni.
    Ricordo quand'ero bambina di aver chiesto a mio padre se mi avrebbe sposato, come ha fatto con mia madre se solo fossi stata grande.

    Crescendo ho iniziato a odiarlo, nonostante un po' lo stimi per la sua cultura, dal punto di vista emotivo, comportamentale è vuoto, è cinico, arrogante, autoritario... È difficile descrivere una persona come lui.per mia madre invece direi di odiarla e amarla allo stesso tempo (le do la colpa dalla mia insicurezza, mi sembra che anche quando penso che lei abbia torto per qualcosa infondo stia già rivisitato ciò che trovo invece giusto io, anche se allo stesso tempo c'è un' altra parte di me che è fiera di sé stessa per aver ragione).


  • #4

    Sara (lunedì, 22 agosto 2016 01:43)

    Può essere vedendo i miei genitori come "re e regina" di una ideale, (nel senso di immaginaria) società io senta come ragionevole un forte senso di misantropia?

  • #5

    Sara (lunedì, 22 agosto 2016 02:00)

    Recentemente sto prendendo seriamente in considerazione l'idea di trovarmi un ragazzo, in primo piano credo che sia solo per un mio bisogno fisico, comunque vorrei qualcuno di affidabile e con cui sentirmi al sicuro. (Probabilmente perché sono lenta nell'affezionarmi alle persone e se devo fare sesso, essendo inesperta ho bisogno di qualcuno di cui mi fido ciecamente, anche se non molte speranze di trovare qualcuno con cui mi senta veramente bene).

    In sogno ho immaginato di trovare qualcuno è mi sono resa conto che volevo solo piangere.

  • #6

    Sara (lunedì, 22 agosto 2016 02:07)

    Credo che in fondo io desideri tutto ciò che è il contrario di mio padre

  • #7

    Sara (lunedì, 22 agosto 2016 02:11)

    Perché mi sento più il complesso di Edipo?

  • #8

    Sara (di nuovo) (lunedì, 22 agosto 2016 02:48)

    Io ora come ora, cioè a 17 anni mi sento come se volessi, no dovessi, compiacere mia madre e odio mio padre (come fosse un autorità di troppo).
    Lei (se si può dire in questi termini) "sta dalla sua parte", perché quando lui esagera non gli dice niente e quando io lo guardo male, lei è come se mi dicesse che sbaglio o di avere pazienza , non la capisco.
    Tra l'altro penso che mio padre e il padre di mia madre si somiglino molto (da quel che so, perché mio nonno è morto presto), quindi in lei il complesso di Elettra si rispecchia perfettamente.

    Divago sempre troppo.
    In ogni caso mi sento come se lei dovesse scegliere tra me e lui.
    Penso che lei sia ragionevole , e giusta, credo che anche lei lo pensi e quindi si comporti come tale.

    Sapete quel momento in cui la si ama così tanto, le si disegna le cose, le si scrive dolci messaggi, le si fanno complimenti ecc. Mia sorella in quel periodo diceva sempre: mamma ha sempre ragione.
    Sono una persona troppo complicata e sensibile.


    Lei fa solo finta di essere migliore di mio padre sono entrambe due autorità di troppo.

    Fine

  • #9

    S (lunedì, 22 agosto 2016 02:55)

    Se guardo nel mio profondo profondo (molto profondo, non voglio pensiate male) credo di voler mio padre "fuori dalla mia vita per sempre" e che mia madre soffra per colpa mia, credo di volere che lei pensi che non mi serve, che non le voglio bene.