Comunicare efficacemente

A cura della Dott.ssa Annalisa Barbier

 

La Manipolazione Emotiva (ME) avviene soprattutto attraverso una comunicazione verbale e non verbale insana, basata su falsi presupposti, prevaricazioni o sopraffazioni perpetrate ai danni di una persona più debole, o semplicemente non preparata a fare fronte a tali dinamiche relazionali e comunicazionali. E' dunque importante conoscere i presupposti e le regole di base di una buona ed efficace comunicazione, al fine di imparare a riconoscere i segni precoci della ME in atto.

 

 

LA COMUNICAZIONE EFFICACE

La comunicazione intenzionale è efficace quando:

l’EMITTENTE riesce a formulare con chiarezza il suo PENSIERO ed esprimerlo in un MESSAGGIO che lo rappresenti fedelmente, mentre il RICEVENTE ne ricava un significato che è il più possibile aderente a quello voluto dall’emittente.

 

Possiamo individuare già 3 LIVELLI O MOMENTI in cui si possono verificare criticità nella comunicazione:

1. LIVELLO DEL PENSIERO DELL’EMITTENTE: quando chi vuole veicolare un messaggio sceglie il concetto da esprimere e le parole con le quali esprimerlo

2. LIVELLO DELL’EMISSIONE DEL MESSAGGIO: le parole che vengono usate per esprimere ilo messaggio:

• CONTESTO in cui si inseriscono le parole usate

• ELEMENTI NON VERBALI che accompagnano le parole

3. LIVELLO DEL RICEVENTE: la fase in cui le parole dette vengono ascoltate e interpretate

 

Quindi è importante CONOSCERE COME COMUNICHIAMO, attraverso l’attenzione alle parole che usiamo e agli aspetti non verbali della nostra comunicazione (il tono di voce, la gestualità, pause e velocità dell’eloquio, prossimità fisica, agitazione ecc), e chiedendo all’altra parte conferma per vedere se il messaggio è stato recepito correttamente o se ci sono stati elementi che hanno indotto una distorsione del messaggio o un malinteso.

 

LIVELLO DELL’EMITTENTE

È importante, quando si vuole mandare un messaggio a qualcuno, avere chiaro il concetto o il pensiero che si vuole veicolare ed esprimerlo in maniera chiara e non ambigua: se non si sa bene cosa si vuole dire e dove si vuole andare a parare, è meglio chiarirsi le idee ed aspettare, e parlare soltanto quando si hanno le idee chiare.

È utile anche imparare ad essere consapevoli di come si comunica: le parole che si usano, le modalità ed il contesto che si scelgono per comunicare. Questo significa fare attenzione a:

 

  1. scegliere le parole: meglio usare un linguaggio chiaro e semplice perché l’altro comprenda più facilmente quello che vogliamo dire. Inoltre, è bene considerare anche il contesto in cui avviene la comunicazione perché alcune parole potrebbero essere inadatte.
  2. esprimere il concetto con chiarezza e completezza, senza lasciare spazio alle libere interpretazioni da parte dell’ascoltatore, né pretendere che comprenda “intuitivamente” quello che vogliamo dire. La lettura del pensiero lasciamola agli spettacoli di magia.
  3. fare attenzione agli elementi non verbali della comunicazione, che potrebbe inficiare il valore del messaggio verbale (ad esempio, dire “non sono arrabbiato” alzando la voce e agitando i pugni…). Questo accade quando si è in conflitto su cosa fare, e si rischia di dire qualcosa di cui non si è pienamente convinti.

 

Cosa favorisce la comunicazione a questo livello?

  1. Parlare in prima persona. I “messaggi-io” sono quelli che iniziano con IO e facilitano la comprensione poiché si fondano sulla comunicazione sincera di un proprio stato d’animo, ed aprono alla condivisione, incoraggiando anche l’altro ad aprirsi. I “messaggi-tu” sono quelli che iniziano con TU, e spesso contengono accuse e colpevolizzazioni che inducono l’altro a mettersi sulla difensiva invece di aprirsi. I “messaggi-si-dovrebbe” indicano impersonalmente cosa si dovrebbe o meno fare, dire o pensare e deresponsabilizzano colui che li usa. L’uso dei “messaggi-io” è molto utile quando si richiede un cambiamento all’altro, o si vuole manifestare una propria esigenza poiché apre all’ascolto e insegna qualcosa di sé all’altro.
  2. Preferire il linguaggio descrittivo al linguaggio emotivo. Il “linguaggio emotivo” è caratterizzato da toni drammatici ed intensi, ed è colorito ed appassionato. Contiene parole “forti” che esprimono emozioni, ed elementi non-verbali vivaci e teatrali. Viceversa, il “linguaggio descrittivo” è più lucido, chiaro e razionale e ricorre ad affermazioni semplici, emotivamente neutrali e chiare. Ecco un esempio di come si possa dire la stessa cosa utilizzando le due diverse modalità: LINGUAGGIO DESCRITTIVO: “stasera a cena hai parlato poco”; LINGUAGGIO EMOTIVO: “stasera a cena non ti sei degnato di una sola parola. Sei stato pessimo, era evidente che ti stavi annoiando da morire”.
  3. Utilizzare uno stile Assertivo, piuttosto che Passivo o Aggressivo. Lo stile assertivo è la terza via oltre allo stile passivo e quello aggressivo. L’assertività può essere definita come la capacità di mantenersi concentrati su di sé esprimendosi in maniera ferma, ma senza aggredire, giudicare o offendere l’altro, al fine di mantenere aperto il flusso della comunicazione e trovare una soluzione positiva per entrambi. La comunicazione assertiva è utile nella gestione dei conflitti.

 

IL LIVELLO DEL RICEVENTE 

Il ruolo del ricevente nella comunicazione, è cruciale: infatti, il modo in cui questi percepisce il messaggio e partecipa a manifestare all’emittente attenzione ed interesse, giocano un ruolo importante per una comunicazione efficace.

Un buon ascoltatore infatti, facilita il dialogo e comprende meglio il messaggio che gli viene dato da chi parla, permettendo uno scambio attento e “pulito”.

 

Cosa impedisce un buon ascolto? Vediamo quali possono essere le potenziali criticità nell’atteggiamento dell’ascoltatore che, interferendo con la capacità di ascolto, minano la comprensione del messaggio e compromettono la comunicazione:

  • Essere assorbiti da bisogni/urgenze personali: questo atteggiamento mentale impedisce di ascoltare realmente, poiché si resta concentrati sui propri bisogni e sulle urgenze (ad esempio, pensare a come controbattere, alle domande da fare, a ciò che ci ha fatto arrabbiare ecc). Per ascoltare occorre essere interessati a ciò che si ascolta e non solo a se stessi.
  • Nutrire pregiudizi sull’emittente: se si è convinti che sia inutile o persino dannoso ascoltare, o si pensa che tanto non ci sia nulla più da sapere, non si pone attenzione all’ascolto. Inoltre, spesso i preconcetti portano a comprendere il messaggio in maniera distorta o parziale.
  • Le emozioni provate: in alcune situazioni, le emozioni che sorgono durante l’ascolto possono essere tanto forti o dolorose da compromettere la capacità di attenzione.

 

Cosa favorisce un buon ascolto? Per imparare a diventare degli ascoltatori migliori, occorre imparare alcune semplici cose a proposito dell’ascolto “attivo”:

  • L’interesse reale e sincero: presupposto fondamentale all’ascolto attivo
  • Non ascoltare “per forza”: se non si è in vena di ascoltare con la dovuta attenzione è meglio dirlo apertamente, chiedendo disponibilità a parlare in un momento più adeguato; in tal modo si dimostra interesse e rispetto per l’altra persona.
  • Mostrare interesse: durante la conversazione non bisogna dedicarsi ad altro. Occorre ascoltare e manifestare il proprio interesse attraverso domande ben poste e senza interrompere, guardando l’interlocutore negli occhi, restando tranquilli.
  • Chiedere chiarimenti: se non si è capito bene qualcosa, è meglio chiedere che costruire malintesi sempre più grandi
  • Verificare se si è capito: la tecnica della “parafrasi” è sempre utile quando si comunica. Consiste nel ripetere e formulare con altre parole ciò che l’altro ha appena detto, per vedere se si è capito o no il concetto.
  • Non interrompere: occorre controllare la tendenza ad interrompere con domande, affermazioni, chiarimenti personali. Imparare ad aspettare per dire la propria e porre domande, solamente quando l’interlocutore ha finito.
  • Non cambiare discorso: cambiare discorso mentre l’altro parla indica disagio, disinteresse, mancanza di rispetto. Meglio evitare e lasciare che sia l’altra persona a farlo se necessario.
  • Niente "LETTURA DEL PENSIERO”: non bisogna saltare subito alle conclusioni nella convinzione di sapere già ciò che l’altro vuole dire, perché potrebbero essere completamente sbagliate. Non si è nella testa degli altri e, anche se si pensa di sapere già tutto, è sempre bene assumere l’atteggiamento umile di colui che ascolta per capire.

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