L'equivoco della sfiducia

A cura della Dott.ssa Annalisa Barbier

 

FIDUCIA: concetto di fondamentale importanza nella vita. Di tutti, persino degli animali.

Ci dobbiamo poter fidare delle persone che abbiamo intorno: anche quando attraversiamo la strada dobbiamo poterci fidare, per non temere che qualcuno ci investa deliberatamente, o impazzisca e ci uccida! Dobbiamo imparare a fidarci se vogliamo condurre una vita normale: uscire la mattina, prendere la macchina, guidare, lavorare, fare la spesa, coltivare gratificanti rapporti di amicizia, di amore, di lavoro.

Se nutrissimo nei confronti degli altri solo una forma di sfiducia generalizzata, finiremmo col temere il prossimo sempre e comunque, e col passare del tempo questa diffidenza ci porterebbe a non poter interagire senza provare paura.

E la paura finirebbe con il prendere il sopravvento fino al punto di bloccarci e renderci profondamente infelici e insoddisfatti. Prenderemmo tanta e tale distanza dal nostro prossimo, ce la nostra vita si bloccherebbe, diventando un masso granitico di solitudine e diffidenza. Questo, al sommo grado, sarebbe il passo finale verso una vita dominata da un profondo senso di fragilità ed impotenza.

Nelle relazioni con gli altri, il concetto di fiducia ha a che fare con gli equivoci: ne è il frutto e a volte anche il seme, e ne siamo spettatori ed attori tutti e continuamente nelle nostre relazioni di amicizia, d’amore e professionali. Faccio un esempio: Una sera ti senti triste e hai voglia di essere accudito e coccolato. Così chiedi al tuo partner di trascorrere la serata insieme a te, in fondo è la persona cui vuoi più bene e che ti è più vicina. Purtroppo però il tuo partner stasera ha una riunione di lavoro e non può proprio stare con te, anche se vorrebbe davvero poterlo fare – e te lo dice. Ma per diverse ragioni (magari solamente personali e non esperienziali) non ti fidi del tuo partner e così, mentre ti racconta che purtroppo stasera dovrà andare ad un appuntamento di lavoro, tu lo guardi scettico e la tua testa si riempie di sinistre considerazioni. Non gli credi, giusto? E questo ti fa sentire a disagio. Con tutta probabilità i tuoi pensieri saranno di questo genere: “mi sta dicendo una bugia”, “non ha più piacere di passare il tempo con me”, “non mi vuol più bene” ecc ecc… probabilmente soffriresti molto e proveresti emozioni come tristezza, rabbia, senso di abbandono, perdita, rancore.

A questo punto il gioco è quasi fatto: i pensieri negativi e le emozioni spiacevoli che stai provando di porteranno inevitabilmente a reagire con astio, distanza, disappunto e forse persino rabbia. Potresti arrivare ad accusare il tuo partner di mentire! ...ed esserne anche convinto… Come pensi che questa persona reagirebbe al tuo comportamento?… con un abbraccio? improbabile… credo piuttosto che proverebbe disagio, si sentirebbe incompresa e alla lunga, ripetendosi una situazione del genere, si stancherebbe di essere messa al banco degli imputati, di doverti spiegazioni infinite e di vedere i suoi sentimenti considerati meno di niente.

La sfiducia rovinerebbe il rapporto. La distanza che il tuo partner prenderebbe in questo caso, sarebbe ai tuoi occhi l’ennesima dimostrazione delle tue (bada bene, solo TUE) ragioni. E la tua sfiducia aumenterebbe insieme alla rabbia, al disappunto e alla tristezza. E questo farebbe aumentare il disagio, il dispiacere e forse anche la rabbia del tuo partner, che finirebbe con il prendere definitivamente le distanze da te. Ed ecco la profezia che si auto-realizza.

ECCO L’EQUIVOCO: allontaneresti una persona solo a causa della tua sfiducia. E questo ti renderebbe felice? NO. Purtroppo questo è uno degli equivoci più frequenti e più pericolosi, nei quali rischiamo di imbatterci continuamente. La capacità di fidarsi ha radici profonde, e molto probabilmente queste radici affondano nelle esperienze che abbiamo vissuto nella nostra infanzia. Ma divenire consapevoli delle origini di una profonda incapacità a fidarsi non aiuterà a cambiare le cose, a meno che non ci si metta all’opera e non si cerchi di ribaltare certe inutili e dannose convinzioni.

Dobbiamo sempre ricordare che abbiamo la responsabilità ATTUALE e ADULTA di lavorare sulle nostre criticità e quindi – se vogliamo - sulla nostra capacità di fidarci, perché è soltanto grazie ad essa che possiamo vivere una vita relazionale soddisfacente, confrontarci in maniera costruttiva e crescere sani e robusti. Anche fisicamente.

Quindi, se guardare al passato è un esercizio sicuramente affascinante e a volte importantissimo, non bisogna però dimenticare la cosa fondamentale: siamo adulti ed ilo lavoro che possiamo fare è verosimilmente tutto raccolto nel momento attuale. Il passato non lo possiamo cambiare ma le nostre convinzioni si. Soprattutto quando sono ormai inadeguate, vecchie e disfunzionali.

 

COSA FARE?

Possiamo iniziare a lavorare su tre cose fondamentali:

1) prendere consapevolezza delle convinzioni errate che sono alla radice della nostra diffidenza (sono quelle che producono certi brutti pensieri…): anche se sarà doloroso e difficoltoso è il primo passo da fare per recuperare il benessere

2) Imparare a riconoscere e gestire le emozioni negative più frequenti, comprendendone l’origine (certamente scatenate da un pensiero negativo) ed imparando a non restarne vittime passive

3) Imparare a vedere l’alternativa. Ad esempio invece di arrabbiarci perché ci sentiamo presi in giro, proviamo a riflettere sul fatto che la nostra sfiducia non necessariamente riflette la realtà, ma soltanto le nostre aspettative negative.

 

Questi sono soltanto alcuni degli importanti passi da compiere verso la conoscenza di sé, la libertà dagli antichi condizionamenti e quindi, verso una vita ricca di serenità e soddisfazione. Quella che tutti meritiamo.

 

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Commenti: 1
  • #1

    HOPE (mercoledì, 27 maggio 2015 11:58)

    Ma non si rischia di essere sempre presi in giro ed usati dalle persone arroganti e arriviste?