PAURA DELL'ABBANDONO E DIPENDENZA AFFETTIVA

 

Scritto da:  Annalisa Barbier

 

Le trappole, o SCHEMI COGNITIVI DISFUNZIONALI, sono pattern (configurazioni di stimoli che si presentano a costituire un'unità percettiva) complessi che originano nell’infanzia dalle esperienze relazionali vissute con le figure di riferimento, e si strutturano ed influiscono sul comportamento dell’individuo per tutto il resto della sua vita.

Sono convinzioni riguardanti se stessi e il mondo che restano profondamente radicate nell’individuo;  una sorta di “tema generale pervasivo” che comprende pensieri, ricordi, emozioni e percezioni  relativi a se stessi, agli altri e al rapporto sé/altro.

Questi schemi cognitivi o trappole, sono molto diffusi e generalizzati nella vita dell’individuo e possiedono alcune specifiche caratteristiche:

  • sono vissuti come realtà di fatto e non come interpretazioni soggettive
  • sono disfunzionali  cioè provocano difficoltà nella vita professionale e di relazione, limitando la crescita personale
  • si mantengono nel tempo e creano condizioni e presupposti affinché si verifichi proprio ciò che predicono (profezia che si autodetermina)
  • creano coerenza cognitiva e prevedibilità delle risposte
  • si attivano nella vita adulta in determinate circostanze che ricordano i "traumi" precedenti
  • influenzano i processi cognitivi dell’individuo (interpretazione degli eventi, organizzazione e selezione dei ricordi e della percezione di ciò che accade, influenzano il pensiero ecc.)
  • influenzano di conseguenza il comportamento della persona

QUESTI SCHEMI DETERMINANO IL  MODO DI PENSARE, SENTIRE E PERCEPIRE, AGIRE ED ENTRARE IN CONTATTO CON GLI ALTRI E SONO IN GRADO DI SUSCITARE PROFONDI ED INTENSI SENTIMENTI DI RABBIA, PAURA, TRISTEZZA E ANSIA E PORTANO, NELLA VITA ADULTA, A RIPETERE E RICREARE LE STESSE CONDIZIONI DI SOFFERENZA CHE HANNO AVUTO LUOGO NELL'INFANZIA.

 

Gli schemi disfunzionali originano dal mancato soddisfacimento di BISOGNI EMOTIVI PRIMARI:

·         BISOGNO DI ATTACCAMENTO SICURO (stabilità, rispetto, accudimento amorevole, empatia, protezione, accettazione, integrazione)

·         BISOGNO DI AUTONOMIA, COMPETENZA E SENSO DI IDENTITA’

·         BISOGNO DI LIMITI REALISTICI ED AUTOCONTROLLO

·         LIBERTÀ DI ESPRIMERE I PROPRI BISOGNI ED EMOZIONI

·         BISOGNO DI SPONTANEITÀ E GIOCO

 

In questo articolo parlerò dello SCHEMA DI ABBANDONO/INSTABILITÀ e del modo in cui le persone che presentano questo schema possono sviluppare dipendenza affettiva. Chi possiede lo schema ABBANDONO/INSTABILITÀ vive con la costante paura di perdere la persona amata e rimanere solo al mondo, in una condizione di assenza di amore e cura, in un mondo vissuto come estraneo e pericoloso.

 

Ciò che caratterizza e contraddistingue questo schema è proprio la PAURA IMMINENTE DI RIMANERE SOLI IN UN DESERTO AFFETTIVO (Tenore e Serrani, 2013).

L’origine di questo schema è da rintracciarsi nelle precoci esperienze di rapporto con la figura di riferimento (solitamente la madre)nell'instabilità del legame con essa.

 

Si tratta di situazioni in cui ha avuto luogo una precoce interruzione del rapporto madre/bambino dovuta a origini diverse: nei casi più gravi si riscontra la morte del genitore, in altri una sua grave malattia che impedisce la cura del bambino come ad esempio, una ospedalizzazione prolungata, una depressione grave o la presenza di disturbi come l’alcolismo o la tossicodipendenza, in altri casi potrebbe trattarsi della separazione con allontanamento di uno dei genitori o una sua partenza per un lungo viaggio, o addirittura una sua riduzione di cure ed interesse in seguito alla nascita di un secondo figlio. In molti altri casi lo schema si stabilisce in seguito a ripetuti cambi di figura di accudimento (tate, adozioni o affidi ripetuti) che minano profondamente il senso di stabilità del piccolo.

 

Ciò che conta non è solamente la gravità oggettiva dell’evento che ha provocato instabilità e separazione, ma anche l’età in cui ha avuto luogo (più precoce è l’evento e  maggiore è la gravità dello schema) ed il modo in cui il bambino stesso ha vissuto gli eventi (aspetti temperamentali e predisponenti): la soggettività nella percezione del trauma è infatti molto importante nel determinarne la futura pervasività e la gravità della reazione.

 

Una volta organizzatosi e fissatosi lo schema di abbandono, questo verrà innescato da tutte le situazioni di separazione nella vita futura, in cui la persona potrà trovarsi a ri-vivere un doloroso e pervasivo sentimento di paura, solitudine ed abbandono.

In generale, maggiore è la gravità ed intensità dello schema e più facilmente esso verrà innescato da situazioni anche banali di vita quotidiana: una telefonata mancata, un appuntamento rimandato, una discussione in cui il partner si allontana, una domenica pomeriggio forzatamente trascorsa in casa da soli ecc.

 

Quando una situazione esterna innesca lo SCHEMA DI ABBANDONO, la persona vivrà dolorosi e profondi sentimenti di angoscia, disperazione e rabbia, emozioni che i bambini mostrano quando vengono separati dalla madre (Bowlby, 1973) ai quali succedono un senso di impotenza associato a chiusura e distacco emotivo difensivo.  

 

La persona che presenta questo schema può reagire:

·         chiudendosi ed isolandosi nel proprio dolore, pensando che nessuno mai potrà restarle accanto come desidera se le sue esperienze precoci sono state di abbandono, distacco e mancanza di stabilità nella relazione di accudimento;

·         sviluppando un COMPORTAMENTO  DIPENDENTE perché si sente incapace di sopravvivere senza che qualcuno si prenda cura di lei fornendo una guida, protezione e sostegno costanti. Questo secondo caso è legato ad esperienze infantili in cui il bambino non è stato stimolato a sviluppare autonomia e fiducia in se stesso.

 

In entrambi i casi è possibile che la persona tenda a restare profondamente attaccata a figure di riferimento che considera cruciali per il proprio equilibrio emotivo, come ad esempio il partner, sviluppando una forma di DIPENDENZA finalizzata a garantirsi la presenza di qualcuno che fornisca CURE, PROTEZIONE, ACCUDIMENTO E GUIDA.

 

La DIPENDENZA AFFETTIVA è una manifestazione di dipendenza legata fondamentalmente a due bisogni:

1)       bisogno di avere una guida, un sostegno ed un aiuto quando si percepisce se stessi incapaci di farcela da soli nella vita

2)      bisogno di garantirsi la presenza di una fonte di gratificazione, sostegno e contenimento emotivo laddove le sensazioni profonde di angoscia, paura e dolore legate a dinamiche interne di inadeguatezza o senso di vuoto diventano insostenibili ed ingestibili altrimenti.

 

In entrambi i casi la persona dipendente percepisce se stessa come incapace di fare fronte autonomamente alla vita quotidiana o alla gestione e contenimento delle proprie emozioni negative e tenderà a fare di tutto affinché la figura di riferimento non la abbandoni:

  • ricerca spasmodica di approvazione
  • sottomissione
  • standard severi di prestazione
  • auto-sacrificio

sono alcune delle modalità comportamentali messe in atto dalla persona dipendente e finalizzate a mantenere accanto le persone dalle quali si dipende emotivamente.

 

Gli schemi disfunzionali possono essere modificati attraverso la psicoterapia cognitivo comportamentale accompagnata da esercizi gestaltici, di immaginazione, rilassamento e visualizzazione guidata. In questo modo si lavorerà sia sugli aspetti cognitivi legati alle interpretazioni e ai pensieri di base, che sugli aspetti emotivi legati ai ricordi primitivi e alle situazioni che innescano lo schema attraverso la rievocazione di emozioni e stati d’animo spiacevoli collegati al trauma originario.

 

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Commenti: 2
  • #1

    Lucy (giovedì, 30 giugno 2016 15:38)

    Buongiorno,

    sto passando un periodo terribile in cui forse sono riuscita a dare un nome al male che mi insegue da 14 anni. La dipendenza affettiva. I suoi articoli mi sono di molto aiuto...forniscono tecniche "fattibili" e mi hanno in qualche modo, per alcuni attimi, tolto dei sensi di colpa. Non sono mai riuscita ad avere una relazione stabile e serena perchè divento dipendente. Ho ansia costante, non riesco a trascorrere del tempo con me stessa. Mi sento incapace e mai "all'altezza", e cerco costantemente l'approvazione degli altri. Io non ricordo di essere stata in qualche modo abbandonata dalla mia mamma...ma forse i miei genitori non mi hanno mai dato responsabilità, che erano previste tutte per mia sorella più grande che è °"nata gia donna". Io forse sono stata troppo...protetta? Non hanno sicuramente mai dato importanza alle mie passioni ritenendo importante solo la scuola. Ed ora io non ho abbastanza coraggio per riprenderle in mano perche non mi sento all'altezza. Ma sono supposizioni. Inizio tra pochi giorni una psicoterapia. Spero di acquisire consapevolezza e scoprire che voglio essermi amica e che desidero essere amata con i miei pregi e i miei difetti. Grazie quello che fa. Un abbraccio.

  • #2

    annalisa barbier (lunedì, 04 luglio 2016 12:23)

    Gentile Lucy,
    grazie a lei per aver lasciato la sua testimonianza. Vedrà che la terapia le sarà di grandissimo aiuto; il percorso potrà non essere immediato e a volte sarà impegnativo, ma le darà la possibilità di riprendere in mano la sua vita.
    In bocca al lupo!
    AB